Il dono di Cadmo (A. Magrini)
L'incredibile storia delle lettere dell'alfabeto (ed. Ponte alle Grazie)
Benvenuti a una nuova edizione della Valigia dei Libri, lo spazio di Parole on the Road in cui i libri diventano compagni di viaggio e aprono nuovi sguardi sul mondo.
Ci sono lettere che usiamo ogni giorno senza pensarci.
Le scriviamo, le leggiamo, le pronunciamo come se fossero sempre state lì.
Come se non avessero una storia. Come se non avessero viaggiato.
E invece ogni lettera è arrivata da qualche parte.
Ha attraversato mani, tempi, territori.
È stata copiata, adattata, semplificata, a volte fraintesa.
Le lettere non sono neutre: sono il risultato di una lunga catena di passaggi.
È da qui che entra nella mia Valigia dei Libri Il dono di Cadmo.
Il libro nella valigia
Questo non è un libro che si legge di corsa.
È un libro che si apre, si richiude, si sfoglia, si guarda.
Un libro che invita a fermarsi sui segni prima ancora che sulle parole.
Alessandro Magrini accompagna il lettore in un viaggio affascinante e accessibile attraverso la storia dell’alfabeto: dall’antico Egitto alla Fenicia, dalla Grecia a Roma. Ma non lo fa con l’aria del manuale.
Lo fa con curiosità, rigore leggero e un gusto evidente per la forma, per il dettaglio grafico, per la lettera come oggetto.
È uno di quei libri che ti ricordano che leggere e scrivere non sono solo atti mentali, ma anche gesti materiali.
Il viaggio delle lettere
Le lettere non nascono ferme.
Nascono in movimento.
Passano da una civiltà all’altra come merci preziose, come idee contagiose, come strumenti utili. Cambiano forma, suono, funzione. Si adattano alle lingue che le adottano, ai bisogni di chi le usa.
L’alfabeto, così come lo conosciamo, è il risultato di una serie di semplificazioni geniali: ridurre il mondo dei suoni a un numero limitato di segni. Rendere la scrittura più accessibile, più trasportabile, meno elitaria.
Non è solo una storia di invenzioni, ma una storia di scelte.
Ogni passaggio comporta una rinuncia e un guadagno.
Ogni adattamento lascia qualcosa indietro e porta qualcosa avanti.
Una lettera come lente: la U
A un certo punto, Magrini si ferma su una lettera sola: la U.
Una lettera apparentemente semplice, familiare, quasi invisibile.
E invece carica di trasformazioni: di forma, di suono, di funzione.
Una lettera che racconta quanto anche il più piccolo segno possa contenere una storia lunga secoli:
[…] In epoca romana e per tutto il Medioevo U non era altro che una forma alternativa di V, la sua versione stondata, utilizzata dapprima solo nella scrittura corsiva, poi anche in contesti monumentali. In Italia, sia in latino sia nel volgare, a seconda del contesto valeva o /v/ o /u/, ma si scriveva sempre tramite un’unica lettera: o sempre V o sempre U.
All’interno di un ragionamento molto ampio, a porsi il problema di una grafia non perfettamente rispondente all’italiano, che allora si faceva progressivamente autonomo dal latino che padroneggiavano solo le persone di cultura elevata, fu il personaggio più poliedrico del ‘400: Leon Battista Alberti, che nella sua Grammatica della lingua toscana, il primo tentativo di equiparare in dignità la lingua viva del suo tempo al latino e al greco classici, inserisce tra le consonanti il simbolo V e tra le vocali il simbolo U.
Guardare una singola lettera da vicino è un esercizio prezioso.
Ci ricorda che l’alfabeto non è un blocco monolitico, ma un insieme di micro-storie intrecciate.
Che il generale si capisce dal particolare.
Che il viaggio più lungo può stare in un dettaglio minuscolo.
L’alfabeto come dono
Il titolo del libro dice già molto: Il dono di Cadmo.
Un dono è qualcosa che si riceve, non qualcosa che si costruisce da zero.
L’alfabeto ci precede. Lo ereditiamo.
Lo usiamo prima ancora di averlo davvero interrogato.
Ma ogni dono comporta una responsabilità.
Usare un alfabeto significa anche decidere come scrivere, come tradurre, come nominare il mondo.
Significa muoversi dentro una struttura antichissima senza dimenticare che non è naturale, ma storica.
Per chi lavora con le parole – chi scrive, chi traduce, chi insegna – questo è un pensiero che pesa e che nutre allo stesso tempo.
Tenere in mano i segni
Mettere Il dono di Cadmo nella Valigia dei Libri significa portarsi dietro una consapevolezza in più:
le parole con cui viaggiamo sono fatte di segni che hanno già viaggiato molto prima di noi.
Scrivere non è solo esprimersi.
È usare strumenti che hanno attraversato mondi, confini, epoche.
È camminare su una strada già tracciata, lasciando comunque le proprie impronte.
Forse, ogni tanto, vale la pena rallentare.
Guardare una lettera.
E ricordarsi da dove viene.
La Valigia dei Libri è uno spazio aperto.
Tutto ciò che viene pubblicato qui è accessibile e resterà gratuito.
Chi lo desidera può accompagnarlo in modo libero:
– con un abbonamento (quando li avrò attivati),
– attraverso i link ai libri citati, oppure
– offrendo un tè.
Nessuna di queste forme è necessaria.
Nessuna è una pretesa.
Ma se qualcuno decide di contribuire come può, il gesto è accolto con gratitudine.
Grazie per aver letto fin qui,
buona strada
Marta
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Anche per me l'alfabeto è un dono, perché sono le lettere a comporre le parole.
E ti dirò che il mio sogno era (è) quello di imparare albabeti e dunque forme di scrittura diverse.