Le persone curiose del mondo...
...non si sentono mai completamente a casa. Un articolo sulle strade che percorriamo, sulle soglie che attraversiamo e sulla curiosità che ci spinge sempre un po' più lontano.
Negli ultimi anni mi sono accorta di una cosa:
Le persone curiose del mondo raramente si sentono completamente a casa in un solo posto.
Non parlo solo di chi viaggia molto, o di chi vive tra più Paesi. Parlo di qualcosa di più sottile: una specie di inquietudine tranquilla, una sensazione di essere sempre un po’ di passaggio. Come se ogni luogo fosse allo stesso tempo familiare e temporaneo. Come se, appena inizi a sentirti davvero a casa, qualcosa dentro di te ti spingesse di nuovo a guardare oltre.
Per molto tempo ho pensato che fosse un difetto. Una difficoltà a fermarsi, a mettere radici. Una specie di irrequietezza. Poi ho iniziato a guardarla da un’altra prospettiva.
Forse non è irrequietezza.
Forse è curiosità.
Le persone curiose del mondo hanno una caratteristica strana: fanno continuamente domande. Non necessariamente ad alta voce. Spesso sono domande silenziose:
Perché qui le cose funzionano così?
Perché in un altro Paese funzionano diversamente?
Perché alcune persone vedono il lavoro in un modo e altre in un altro?
A volte basta attraversare una frontiera per accorgersi che molte cose che pensavamo «normali» sono semplicemente… locali.
E questo cambia qualcosa.
Quando inizi a vedere il mondo così, diventa difficile sentirti completamente dentro un solo sistema. Non perché quel sistema sia sbagliato. Ma perché hai visto che ne esistono altri. Credo che questa sensazione sia ancora più forte per chi vive tra più lingue, più Paesi, più mondi.
È una sensazione che conosco bene.
Vivendo in Svizzera ma a ridosso dell’Italia ho spesso l’impressione di stare su una specie di linea di confine invisibile: abbastanza dentro entrambi i mondi da capirli, ma mai completamente dentro uno solo.
All’inizio può essere destabilizzante.
Poi, a un certo punto, capisci che è anche una posizione privilegiata. Perché dalle linee di confine si vedono cose che dal centro dei sistemi spesso non si vedono. Negli ultimi mesi ho iniziato a pensare che forse questa posizione ha anche un nome. Non è semplicemente essere curiosi.
È vivere sulle soglie.
Le soglie sono quei luoghi in cui un mondo finisce e un altro comincia.
Tra una lingua e un’altra.
Tra un lavoro e un altro.
Tra un’idea del futuro e quella che verrà dopo.
Sono luoghi di passaggio.
E chi ha una forte curiosità per il mondo spesso finisce proprio lì: sulle soglie. Non completamente dentro, ma abbastanza vicino da osservare i passaggi.
Forse è anche per questo che esiste Parole on the Road.
All’inizio era solo il racconto di un viaggio. Un viaggio reale, dalla Svizzera al Giappone, in solitaria, in moto. Col tempo mi sono accorta che quel viaggio non era davvero finito. In fondo, era una rappresentazione di chi sono. Di come affronto le perdite, i cambiamenti. Di come abito questo mondo.
Semplicemente, è cambiata la forma delle strade.
Oggi le strade che percorro non sono solo geografiche.
Sono anche professionali, culturali, interiori.
E ogni tanto, lungo queste strade, capita di incontrare una soglia.
Un momento in cui qualcosa cambia.
Un momento in cui capisci che il mondo che conoscevi sta prendendo una forma nuova.
Forse è questo che fanno le persone curiose del mondo.
Non cercano necessariamente un posto definitivo dove fermarsi.
Cercano di capire cosa succede mentre il mondo cambia.
Osservano. Attraversano. Imparano.
E ogni tanto raccontano quello che vedono lungo la strada.
Per quanto mi riguarda, Parole on the Road è diventato esattamente questo.
Il diario delle strade che percorro e delle soglie che attraverso mentre cerco di capire come cambia il mondo. Se anche tu hai spesso la sensazione di vivere tra più mondi — tra lingue, Paesi, lavori o idee diverse — forse sai già di cosa parlo.
Parole on the Road è il luogo dove provo a raccontare proprio questi passaggi: le strade che percorriamo e le soglie che attraversiamo mentre cerchiamo di capire come cambia il mondo.
E tu? Ti è mai capitato di sentirti un po’ a casa in molti posti… ma completamente a casa in nessuno? Se hai piacere, rispondi a questa e-mail oppure lascia un commento. Ti leggerò con piacere.
Parole on the road è uno spazio aperto.
Tutto ciò che viene pubblicato qui è accessibile e resterà gratuito.
Chi lo desidera può accompagnarlo in modo libero:
– con un abbonamento,
– attraverso i link ai libri citati, oppure
– offrendo un tè.
Nessuna di queste forme è necessaria.
Nessuna è una pretesa.
Ma se qualcuno decide di contribuire come può, il gesto è accolto con gratitudine.
Grazie per aver letto fin qui,
buona strada
Marta



Ciao Marta, che bel pezzo. Mi ci ritrovo, specie nell’irrequietezza (non tranquilla però), di dover fare, dire, vedere, pensare, connettere. Senza curiosità mi sembrerebbe di vivere a metà.
Io mi sento un po’ così, ho cambiato casa e posto più di 6 volte (ho perso il conto). Sono figlia di due continenti… che bello questo articolo, non sono sola 💖