VdL#4: Le parole della pioggia (di Laura Imai Messina)
Tradurre un luogo, senza tradirlo.
Benvenuti a una nuova edizione della Valigia dei Libri, lo spazio di Parole on the Road in cui i libri diventano compagni di viaggio e aprono nuovi sguardi sul mondo.
Oggi vorrei portarvi in Giappone.
E vorrei farlo attraverso una voce che, negli anni, è diventata per me una sorta di ponte: quella di Laura Imai Messina.
Laura Imai Messina è una donna che, a un certo punto della sua vita, ha scelto di trasferirsi in Giappone. E col tempo – a mio personalissimo avviso – ha sviluppato una capacità rara: quella di interpretare la cultura giapponese per chi giapponese non è, senza semplificarla né renderla esotica a tutti i costi.
Questa è, certo, un’opinione personale.
Ma nasce anche da un vissuto preciso.
Come molti di voi sanno, ho vissuto nove mesi in Giappone tra il 2014 e il 2015. All’università avevo studiato giapponese come terza lingua – poche ore a settimana, quanto basta per intuirne la complessità, ma non per dominarla davvero. Non sono mai arrivata a una conoscenza della lingua tale da interagire con agilità con i giapponesi, né tantomeno a leggere la letteratura in originale, contemporanea o classica.
Eppure, proprio per questo, credo di poter riconoscere quando qualcuno riesce a fare da tramite autentico.
Per essere una scrittrice occidentale, europea, italiana, Laura Imai Messina riesce – secondo me – a muoversi con grande delicatezza tra due mondi: il nostro modo di pensare, scrivere e leggere, e quello più intimamente nipponico. Senza forzature. Senza spiegazioni didascaliche. Con rispetto.
È anche per questo che mi sento di consigliarvi, senza esitazioni, la lettura di Le parole della pioggia, il suo romanzo più recente, uscito da pochissimo per Giulio Einaudi editore.
Un libro che, come spesso accade nei suoi testi, lavora per sottrazione, per silenzi, per dettagli minimi. Come la pioggia, appunto: non invade, ma cambia tutto.
Ciò che più mi colpisce, leggendo questo libro, è la sensazione fisica che mi lascia addosso. Laura Imai Messina riesce a farmi rivivere le situazioni che descrive con una naturalezza disarmante: mentre leggo, ho spesso l’impressione di non essere più una lettrice, ma di trovarmi dentro la scena, dentro il tempo del libro.
È come se mi facesse tornare lì – o come se permettesse anche a chi legge di arrivarci, per la prima volta – nei gesti quotidiani, nelle attese, nei silenzi, nei piccoli spostamenti che in Giappone non sono mai davvero neutri. Come se quei luoghi, quelle atmosfere, quei ritmi lenti e sospesi non fossero solo raccontati, ma riattivati nella memoria e nel corpo.
Ed è una sensazione stupenda e mai scontata, almeno per me: quella di leggere e, allo stesso tempo, di esserci. Di camminare accanto ai personaggi, di respirare la stessa aria, di riconoscere qualcosa che ho vissuto – o che avrei potuto vivere – anche se sono passati anni, anche se il Giappone, nel frattempo, è diventato distanza.
E non importa averci vissuto o esserci stati davvero.
Forse è proprio questo, alla fine, il dono più grande di questo libro: non raccontare un luogo, ma renderlo abitabile per chi legge, anche solo per il tempo di una lettura.
Se preferisci, puoi anche ascoltare questo pezzo letto con la mia voce:
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Grazie e buona strada,
Marta



Che bello leggerti, lo sto finendo adesso, dopo aver letto il suo libro sugli indirizzi perduti. Mi piace un sacco e mi ci rivedo molto nell'essere "donna ombrello" nel mio caso come counselor. Come hai detto, è facile l'immergersi nel racconto ed è pura coccola. 🙏❤️
GRAZIE a te.
Io ho molto da imparare del e dal Giappone.
Meravigliosa la sensazione dell'esserci che descrivi.
Rendere un luogo abitabile per chi legge è un ottimo spunto di riflessione.