Capirsi senza parlarsi...
ovvero, dell'arte di comunicare senza parlare la stessa lingua.
Come in viaggio, anche nella vita incontriamo degli imprevisti e un paio di questi mi hanno tenuta lontana dalla scrittura nelle scorse settimane. Ma è ora di tornare in contatto con questa parte di me e ho deciso di farlo raccontandovi un episodio che mi è accaduto in viaggio, diversi anni fa.
Prima di continuare, però, vorrei dirvi che questo è il cinquantesimo articolo di Parole on the road e lo reputo un traguardo non indifferente, considerando soprattutto che scrivere non è il mio mestiere. Quindi grazie a tutti voi per il sostegno e la pazienza.
Poi ci tengo moltissimo a ringraziare pubblicamente Rita, una persona che mi segue qui. Grazie per la tua generosità e il tuo incoraggiamento. Le tue parole mi spronano a continuare su questa strada. Grazie di cuore ❤️
Quello della conoscenza delle lingue straniere è, per me, un tema molto importante: il 2026 è il ventesimo anno di attività in qualità di traduttrice freelance e, come è ovvio, le lingue straniere sono uno dei pilastri della mia vita. Però vorrei spezzare una lancia in favore del fatto che, a volte, per capirsi non è necessario parlare la stessa lingua.
Ero in Russia, correva l’anno 2014 e, come molti di voi sanno, stavo attraversando quel Paese immenso in sella alla mia moto – Nikita. Ricordo che quel giorno fu particolarmente arduo perché aveva appena smesso di piovere copiosamente e l’esondazione di un corso d’acqua aveva ricoperto il manto stradale di uno strato di fango scivoloso e opaco, che impediva di vedere le buche (numerose e profonde) disseminate ovunque sulla strada.
Ricordo che avanzavo pianissimo, in seconda marcia, con l’attenzione al massimo. E questo, ovviamente, ha esaurito le mie energie prima del solito. Non so bene nemmeno io come, ma nel pomeriggio giungo a un incrocio dove vedo l’ennesima gastiniza (i motel per camionisti disseminati lungo la strada). Decido di fermarmi e di non tentare oltre la fortuna che, per quel giorno, mi pareva di averla già esaurita del tutto – infatti io e Nikita giungiamo qui illese (sebbene entrambe ricoperte di fango, io dai fianchi in giù, lei un po’ ovunque).
Per i più curiosi di voi, mi trovavo da qualche parte1 dopo Ishim, nell’oblast di Tjumen. Il link rimanda alla mappa interattiva di Wikipedia.
Fatto sta che, dopo aver parcheggiato la moto ed essermi sistemata in camera, esco a fare due passi per liberare la testa dallo stress della guida di quel giorno. Ed è così che inizio a “parlare” con la signora che si occupa delle pulizie nella gastiniza – da quanto capisco si chiama Tania. Lei, di origini bielorusse, lavora qui per stare vicina al marito che fa il camionista tra Russia e Mongolia. Io le offro acqua e biscotti, lei mi regala due banconote mongole. Io uso il dizionario tedesco-russo che mi porto appresso, lei gesti e pazienza. Riporto qui le parole che scrissi, allora, nel mio diario:
[…] Comunichiamo a fatica ma il dizionario è utile. È curiosa, vuole sapere da dove vengo, se ho figli… le ho offerto acqua e biscotti e lei mi ha regalato due banconote mongole. Non so se siano le sue origini bielorusse a renderla in qualche modo diversa, più capace di esprimere e assecondare la sua curiosità. Ha una figlia di 11 anni e suo marito è un camionista originario di Irkutsk. Ora è in giro per assistere suo marito ma credo si sita preparando a partire. Mi ha lasciato scritta una frase da tradurre:
Тебе не страшно ехать через всю Россию?
Che significa: Non hai paura di viaggiare (andare) attraverso tutta la Russia?
Poi è tornata, si è piazzata sul mio letto e abbiamo comunicato per altri trenta minuti […]
Ricordo che in quei giorni mi sono ritrovata a riflettere sul fatto che la comunicazione non passa necessariamente dalla comprensione reciproca (avrei altri esempi simili a questo, ma questo è il più emblematico di tutti). Tuttavia, passa forzatamente dalla volontà di entrambi di scambiare emozioni, pensieri, sensazioni. O anche solo dalla volontà di condividere un momento insieme. E questo, insieme a molto altro, è ciò che più di tutti mi fa amare il viaggio.
Tornando alla mia professione di traduttrice, vorrei condividere con voi un’iniziativa che sto iniziando a promuovere proprio in questi giorni.
Da qualche mese sto lavorando per prepararmi all’avvento dell’intelligenza artificiale – ma, più ancora, per capire che cosa significhi davvero restare rilevanti in un mondo che cambia così velocemente.
E, in fondo, la domanda è molto simile a quella che mi fece Tania quel giorno, seduta sul mio letto in una gastiniza sperduta in Siberia:
“Non hai paura?”
La risposta è: sì, a volte sì.
Ma proprio come in viaggio, non è la paura a decidere la direzione. È la curiosità. È la volontà di capire, di adattarsi, di continuare a muoversi.
Per questo ho creato una mini-serie di webinar gratuiti, pensati per chi lavora con le parole (e non solo) e sente che qualcosa sta cambiando — ma non vuole restare fermo a guardare.
Se ti va di esplorare questa soglia insieme a me, trovi qui tutte le informazioni:
www.martabrambilla.com/webinar
E se pensi che questo tema possa interessare a qualcuno, mi aiuti moltissimo facendo girare il link.
Un po’ come succede in viaggio: le strade più interessanti si aprono spesso grazie a chi le condivide.
Grazie per aver letto fin qui,
buona strada
Marta
Dovete sapere che, spesso, durante questo viaggio, non sono stata in grado di identificare con precisione dove mi fermassi lungo la strada. Questo perché, semplicemente, capitava che le gastiniza fossero in un punto lontano da un paese o cittadina o altro punto di riferimento… e dato che non sono un’amante delle coordinate GPS nei miei diari di quel viaggio trovo spesso indicazioni tipo “da qualche parte dopo X” :-).





Marta ciao. Onestamente quello che mi fa paura è l’uso che se ne potrebbe fare. Poi ritengo che la comunicazione tra persone,
Fatta non solo di parole, ma anche di gesti ,
Smorfie e sguardi, rimanga imbattibile
Bella lettura, Marta ! Brava