Di «Svizzionario» e Scharfes S
Una riflessione sulle particolarità linguistiche della Svizzera italiana: dallo Svizzionario alla scomparsa della ß.
Benvenuti a una nuova edizione di Svizzerando, la rubrica di Parole on the Road dedicata alla Svizzera, alla sua cultura e ai molti modi possibili di abitarla e raccontarla. Oggi parliamo dello «Svizzionario», un dizionario dei termini italiani tipici del Ticino, e di altre amenità linguistiche elvetiche.
Lo Svizzionario1 non è (solo) un’idea creativa, ma una constatazione: vivere in Svizzera significa anche abitare una lingua che, pur sembrando familiare, fa scelte proprie.
Una lingua che decide
Una delle cose che colpiscono di più, quando si osserva la lingua in Svizzera, è il suo rapporto pragmatico con i segni. Qui la lingua non viene solo usata: viene vissuta.
Un esempio emblematico è la ß, la «Scharfes S» che faceva dannare a scuola (soprattutto nei dettati). In Germania esiste, resiste, si difende. In Svizzera, semplicemente, non si usa più2.
Non è una dimenticanza.
Non è un errore.
È una decisione.
La ß è stata accantonata in nome della chiarezza, della semplicità, della coerenza tipografica. Due s uguali al posto di un segno speciale. Fine della discussione.
Rinunciare non è perdere
Questa rinuncia dice molto più di quanto sembri. Dice che una comunità linguistica può scegliere di tagliare senza sentirsi impoverita. Che la tradizione non è intoccabile.
Che la lingua non è un monumento, ma un attrezzo.
In un paese dove convivono più lingue ufficiali, la chiarezza non è un vezzo: è una necessità. Ogni segno in più è una possibile ambiguità. Ogni complicazione superflua è un ostacolo alla comprensione. La Svizzera, anche qui, fa quello che spesso le riesce meglio: semplifica senza fare rumore.
Parole che cambiano nome
Lo Svizzionario non è fatto solo di lettere assenti.
È fatto anche di parole che esistono, ma si chiamano diversamente.
Non mi credete? Se vi dico imbus, mappetta o natel, cosa vi viene in mente? 😊
Termini che altrove suonano strani, qui sono normalissimi. Espressioni che per un italiano «standard» sembrano deviazioni, qui sono uso quotidiano.
Non è folklore linguistico.
È adattamento.
La lingua si piega al contesto, alla realtà amministrativa, culturale e sociale in cui vive. E lo fa con naturalezza. Senza chiedere il permesso.
La lingua come spazio condiviso
Forse è questo che mi affascina di più dello Svizzionario e, più in generale, delle differenze linguistiche tra Ticino e Italia: la lingua come spazio negoziato.
Niente purismi, poche pose identitarie, molta attenzione alla funzione. Capirsi viene prima di «dire bene». La comunicazione prima dell’eleganza.
È una lingua che non ama gli eccessi.
Che preferisce essere affidabile piuttosto che brillante.
Che rinuncia a un segno se quel segno complica le cose.
Piccoli segni, grandi scelte
Una lettera tolta.
Una parola detta diversamente.
Una norma che cambia senza proclami.
Lo Svizzionario racconta la storia di questi dettagli minimi.
Ed è proprio lì che si vede come una comunità abita la propria lingua.
Perché anche scegliere di non usare un segno è una presa di posizione.
E, a volte, racconta più di mille parole.
Svizzerando è uno spazio aperto.
Tutto ciò che viene pubblicato qui è accessibile e resterà gratuito.
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Nessuna di queste forme è necessaria.
Nessuna è una pretesa.
Ma se qualcuno decide di contribuire come può, il gesto è accolto con gratitudine.
Grazie per aver letto fin qui,
buona strada
Marta
Per approfondire lo Svizzionario: https://losvizzionario.ch/



Molto interessante! Da persona che conosce pochissimo la Svizzera, mi si apre un mondo. Unico appunto? Non hai spiegato a noi poveri "ignoranti" qual è il significato di imbus, mappetta e natel 😄