Il momento in cui capisci che sei in Svizzera
Una raccomandata, una telefonata e il motivo per cui capisci dove ti trovi.
Benvenuti a una nuova edizione di Svizzerando, la rubrica di Parole on the Road dedicata alla Svizzera, alla sua cultura e ai molti modi possibili di abitarla e raccontarla.
Ci sono momenti molto piccoli in cui capisci di essere in Svizzera.
Non sono cose spettacolari.
Spesso sono dettagli quotidiani.
Nel mio caso è successo qualche giorno fa, quando ho ricevuto una raccomandata.
Devo confessarlo: ogni volta che ne arriva una mi prende un piccolo colpo.
La mia mente parte subito con le ipotesi peggiori.
Ho dimenticato di pagare qualcosa?
Ho sbagliato qualche dichiarazione?
Ho fatto qualcosa che non dovevo fare?
Per fortuna, anche questa volta si trattava di qualcosa di molto più innocuo.
La lettera riguardava il pignoramento di un piccolo pezzo di terra senza alcun valore reale, parte di una proprietà condominiale di cui io possiedo due ottavi. Il pignoramento riguarda i restanti sei ottavi ed è inserito in una situazione che conosco bene e contro cui combatto ormai da due anni.
Per poter procedere con la pratica, l’Ufficio esecuzione e fallimenti aveva bisogno di conoscere il valore pecuniario della mia quota.
Come lo so?
Semplice: ho telefonato.
Cinque minuti al telefono con la persona responsabile del caso che con tutta tranquillità mi ha spiegato la situazione in pochi minuti e mi ha chiarito cosa volessero da parte mia. Non c’era tensione, non c’era fretta né burocrazia incomprensibile. Solo qualcuno che faceva il proprio lavoro.
Dieci minuti di ricerca per trovare l’informazione richiesta.
Una mail per comunicare la risposta che serviva.
Fine della storia.
Il problema era chiuso prima ancora di diventare un problema.
Vivere tra più mondi ti fa notare queste differenze molto più facilmente.
Come quando, in Giappone mi trovai a scontrarmi con un’impiegata delle Poste molto zelante che mi ha costretto a riaprire un enorme scatolone di cianfrusaglie che volevo spedire a me stessa. Oppure quando, in Germania ormai oltre 20 anni fa cercavo di capire come dovessi muovermi per rispettare tutte le leggi che riguardavano la mia situazione – senza parlare una parola di tedesco (o quasi).
Uno degli aspetti che amo dell’essere una persona curiosa che vive tra più mondi, lingue e culture è proprio questo: il viaggio e l’incontro con sistemi diversi dai propri mi costringe a guardare anche il mio sistema – quello che ha prodotto la persona che sono oggi – con occhi nuovi.
Mi impedisce di dare le cose per scontate e mi porta a essere grata per ciò che ancora funziona abbastanza bene da garantirmi una certa pace mentale e lo spazio per esprimere chi sono, in libertà.
Sono una privilegiata, lo so.
Ma è anche giusto ricordare che sistemi come questi non nascono dall’oggi al domani.
Sono il risultato di un equilibrio delicato tra istituzioni che funzionano e persone che, nel loro piccolo, fanno la propria parte. Per quanto mi riguarda è una questione di responsabilità personale. Non nel senso di avere soluzioni o ricette pronte, ma nel senso di ricordarmi ogni giorno che il modo in cui viviamo dentro un sistema contribuisce, nel bene e nel male, a mantenerlo in piedi.
È un principio che cerco di applicare ovunque: nel lavoro, nelle relazioni, nelle scelte quotidiane.
Ed è forse proprio per questo che quello che mi colpisce ogni volta non è tanto la procedura in sé.
È il modo in cui il sistema funziona.
In alcuni Paesi le procedure esistono soprattutto sulla carta.
In altri esistono perché qualcuno, da qualche parte, ha pensato davvero a come farle funzionare.
In Svizzera esiste ancora una cosa che altrove sembra diventare sempre più rara: una certa fiducia implicita nel fatto che le istituzioni funzionino.
Non significa che qui sia tutto perfetto. Anche in Svizzera – e in Ticino ancora di più – molte cose stanno cambiando e non sempre in meglio. E non tutte le istituzioni funzionano con la stessa precisione. Ma ce ne sono ancora alcune che funzionano con una precisione quasi disarmante.
Non sono solo abitudini.
Sono il riflesso di un sistema.
Un sistema in cui le regole esistono, le persone le prendono sul serio e, il più delle volte, il problema si risolve senza diventare una battaglia.
Forse è anche questo uno dei piccoli segreti della Svizzera: un sistema che, nel bene e nel male, continua a funzionare perché le persone lo prendono sul serio.
E a volte basta una semplice telefonata per ricordartelo.
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Nessuna è una pretesa.
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Grazie per aver letto fin qui,
buona strada
Marta


