Svizzerando #1: Parlare "in svizzero"
Plurilinguismo, percezioni e piccoli malintesi quotidiani
Scrivere di Svizzera nei giorni in cui la Svizzera è ferita non è semplice.
Le parole sembrano sempre o troppo leggere o troppo poco.
Forse per questo mi è tornato in mente un ricordo lontano: da bambina ero in vacanza a Cesenatico con i miei nonni quando, dopo aver parlato un po’ con un altro bambino, mi sono sentita chiedere con aria ammirata: “Ma come parli bene l’italiano! Ora mi fai sentire qualche frase in svizzero?”
All’epoca quella frase mi aveva fatto sorridere, senza che sapessi bene perché. Oggi mi rendo conto che raccontava già molto della Svizzera – e anche di come viene percepita da fuori. L’idea che esista una “lingua svizzera” unica, distinta dall’italiano, dal francese o dal tedesco, è sorprendentemente diffusa. E forse nasce proprio da qui: dal fatto che, per chi ci vive dentro, il plurilinguismo non è un tema, ma una condizione di partenza.
È anche per questo che, quando si parla di lingue in Svizzera, si finisce spesso per fare confusione. Non perché il sistema sia particolarmente complicato, ma perché convivono livelli diversi che dall’esterno tendono a sovrapporsi. Tuttavia, prima di continuare credo sia necessaria una precisazione: le lingue parlate in Svizzera sono quattro (italiano, tedesco, francese e romancio). Tutte e quattro sono ciò che riconosciamo come parte della nostra identità collettiva, ma solo tre di queste (italiano, tedesco e francese) sono ciò che utilizziamo sempre nelle istituzioni e nei documenti ufficiali. Capire la differenza tra lingua nazionale e lingua ufficiale non è un esercizio teorico: è un modo per leggere meglio come funziona questo Paese, e perché continua a reggersi su un equilibrio che non dà mai troppo nell’occhio.
Pensare alle lingue in Svizzera come a un repertorio aiuta a chiarire le cose. Le lingue nazionali sono l’insieme completo: quelle che fanno parte della storia, dell’identità e della vita quotidiana del Paese. Non sono tutte usate allo stesso modo, ma tutte esistono, tutte contano.
Le lingue ufficiali, invece, sono il programma scelto di volta in volta: quelle che vengono utilizzate concretamente nelle istituzioni, nell’amministrazione e nei rapporti con i cittadini a livello federale. Non perché le altre siano meno importanti, ma perché, per funzionare, uno Stato deve decidere cosa portare in scena in certi contesti.
Ma non finisce qui: da qualche anno, in Svizzera si è affermata una tendenza anche per quanto riguarda le lingue straniere – tra quelle più parlate ritroviamo inglese, portoghese e albanese.
Tuttavia, è così che la Svizzera riesce a tenere insieme pluralità e pragmatismo: riconoscendo più lingue di quante ne usi ufficialmente in ogni momento, e accettando che non tutto ciò che fa parte del repertorio debba essere sempre sul palco.
Anni dopo l’episodio di Cesenatico, vivendo per alcuni mesi in Giappone, mi è capitato di fare l’esperienza opposta. Molti giapponesi sapevano che in Svizzera si parlano quattro lingue e, sorprendentemente, quasi tutti si ricordavano del romancio. Come se, vista da lontano, fosse proprio la lingua meno visibile a diventare la più memorabile. Parlato principalmente in alcune regioni dei Grigioni, il romancio non è una lingua unica e monolitica, ma un insieme di varianti regionali, ciascuna con una storia propria.
Dal 1938 è riconosciuto come lingua nazionale, e dal 1996 può essere utilizzato nei rapporti con le autorità federali da chi lo parla. Non è quindi una lingua “residuale”, ma una presenza discreta che dice molto di come la Svizzera scelga di tutelare anche ciò che non ha grandi numeri, ma ha radici profonde.
Col tempo ho capito che il plurilinguismo svizzero non si riconosce dalle definizioni, ma dal fatto che funziona anche quando nessuno lo nomina. È lì, silenzioso, come tante cose che reggono un Paese senza farsi notare.
Per chi desidera approfondire:
Le lingue in Svizzera: https://www.aboutswitzerland.eda.admin.ch/it/lingue
BonSchuur Ticino: il plurilinguismo elvetico al cinema https://www.rsi.ch/cultura/film-e-serie/BonSchuur-Ticino-inno-al-plurilinguismo-o-superficiale-rappresentazione-del-Sud-delle-Alpi--2928198.html
Una domanda al volo, prima di salutarci:
Saluti elvetici,
Marta


